Anziani, Bisato: «La tassa occulta pagata dai veneti»


    Da dieci anni la Regione non adegua la quota sanitaria delle case di riposo. Le famiglie costrette a contribuire di tasca propria

    «Le famiglie venete con parenti in casa di riposo sono costretti a pagare una tassa occulta, mentre la giunta Zaia spende milioni di euro in sagre per ottenere consenso». Il segretario veneto del Partito Democratico, Alessandro Bisato, nella conferenza stampa odierna organizzata insieme ai consiglieri regionali del Pd, punta il dito contro lo «scandalo tutto veneto che riversa sui singoli e sulle famiglie i costi dell’assistenza agli anziani, con la Regione fa spallucce e dice “arrangiatevi”. Sono dieci anni che la giunta non adegua la quota sanitaria delle case di riposo», ricorda Bisato. «Significa che la parte sanitaria, dovuta giornalmente dalla Regione per ciascun anziano è bloccata a 50 euro. Per recuperare risorse, le case di riposo sono state costrette ad aumentare la quota “alberghiera”, cioè quella a carico delle famiglie, passata da 51 euro del 2008 a 57 euro al giorno nel migliore dei casi e fino a 70 in molti altri. L’aggravio è tutto sulle spalle delle famiglie che per ogni anziano ospitato in una casa di riposo della nostra regione, spendono da 1.700 a duemila euro al mese».

    Il Partito Democratico del Veneto chiede nuovamente alla giunta di prendere in considerazione l’introduzione dell’addizionale Irpef per la fascia di redditi più alta per sostenere la spesa sociale e, soprattutto come misura redistributiva a favore delle famiglia in gravissima difficoltà nell’assistenza ai propri cari.

    «Capiamo che l’addizionale può essere uno strumento impopolare», afferma Bisato. «Però è scorretto e ingiusto risparmiare sulla spesa sanitaria e farla pesare solo a chi ne ha bisogno in modo contingente. Ci sono poi altre fonti da cui recuperare risorse, come i contributi distribuiti a pioggia a sagre, piccoli eventi e la miriade di pubblicazioni finanziate da anni con la legge 49 del 1978, non a caso ribattezzata “legge mancia” e con la legge 3 del 2003 sull’identità veneta. Con queste due leggi dal 2003 a oggi sono stati impiegati quasi 40 milioni di euro. Non discuto il valore e l’importanza delle iniziative finanziate, ma credo che la sopravvivenza economica delle famiglie sia un bene superiore».

    «Ci sono infine da modificare le regole per le quasi 120 Ipab regionali», conclude il segretario regionale. «Oggi se una dipendente di questi istituti va in maternità, deve essere sostituito a carico dell’istituto stesso e non dell’Inps, contrariamente a quanto avviene per le case di riposo private. Un ulteriore elemento di sofferenza e di debolezza del sistema che la Regione e il suo presidente continuano a ignorare».