Crac Popolari, un grande fallimento veneto

    Il Pd vota contro la relazione finale: “Basta tacere sulla responsabilità delle banche. Il Governo la smetta con gli annunci, faccia partire gli indennizzi”

    “Non si possono nascondere le responsabilità, prioritarie, delle banche venete e degli imprenditori che le governavano. È inaccettabile scaricare tutto sugli organi di vigilanza, è un grande fallimento veneto, occorre prenderne atto. Altro che primi della classe!”. Questo il principale motivo del voto contrario del Partito Democratico alla relazione della Commissione d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario veneto, come spiegato dal consigliere Claudio Sinigaglia e dal capogruppo Stefano Fracasso.

    “Un documento con cui viene data una interpretazione parziale dei dati, evidenziando alcuni contenuti e sottostimandone altri. La crisi bancaria ha provocato a famiglie e imprese danni immensi, ci sono ‘sofferenze’ valutate in 2,8 miliardi di euro di crediti deteriorati e altri 2,7 incagliati. E ad oggi i risparmiatori non vedono via di uscita: le uniche prospettive sono quelle di spendere ancora per potersi tutelare. Abbiamo un fondo di ristoro in favore di chi ha subito un danno ingiusto, istituito dal Governo Gentiloni che però non ha le gambe per poter camminare, perché manca il regolamento attuativo. Occorre dare un’accelerata, ogni ulteriore ritardo rischia di essere tragico per migliaia di risparmiatori e di imprenditori che sono sotto la pressione di rientro nei fidi da parte di chi è succeduto alle Popolari, ovvero Banca intesa o la Sga (Società per la gestione di attività). Un rischio che aumenta con il passare del tempo – avvertono i consiglieri democratici – tuttavia nella relazione non c’è una parola su come aiutare le imprese con crediti incagliati confluiti nella Sga. Quale ruolo può avere Veneto sviluppo?”

    Infine dal gruppo del Partito Democratico l’attacco al nuovo Fondo istituito dal Governo Lega-Cinque Stelle, che ha una dotazione di un miliardo e mezzo in tre anni: “Non è ancora stato emanato il decreto attuativo con le modalità di presentazione della domanda di indennizzo, il piano di riparto semestrale delle risorse disponibili, né è stata fatta distinzione tra risparmiatori, investitori e speculatori. E così col Fondo di ristoro precedente sempre fermo, nessuno, tranne i pochi che hanno fatto ricorso all’arbitrato, ha visto un euro. Adesso non c’è più tempo per annunci e promesse, è tempo di agire: il Governo proceda con i decreti attuativi e la Regione faccia la propria parte, chiedendolo con forza”.