Lavoro, Urgente ritirare il ‘decreto disoccupazione’


    Appello del segretario regionale del PD Bisato a sindacati e associazioni di categoria del Veneto

    «Uniti per chiedere il ritiro immediato del ‘decreto disoccupazione’». Il segretario regionale del Pd Veneto, Alessandro Bisato, ribattezza così il provvedimento del ministro del lavoro Di Maio e fa un appello a tutte le forze sociali, ai sindacati, alle associazioni di categoria e ai parlamentari veneti per un lavoro comune per cancellare uno dei «provvedimenti più assurdi che a memoria ricordi negli ultimi 30 anni». Il decreto arriverà in Parlamento il 30 o il 31 luglio per la conversione in legge ed è lì che è possibile cancellarlo.

    «Il decreto trasforma i precari in disoccupati e, bene che vada, aumenterà il ricorso al lavoro nero, ma il peggio deve ancora venire», afferma Bisato. Il contesto internazionale dell’economia lascia intravedere molte nubi all’orizzonte. Tutti i segnali portano a dire che in autunno il Regno Unito entrerà in crisi per esaurimento del proprio ciclo a cui vanno aggiunte le incognite Brexit. Per l’Italia e il Veneto la probabile contrazione dell’economia britannica e la possibilità che vengano reintrodotti dazi in caso di mancato accordo sull’uscita dalla Ue non saranno passaggi indolori. Il nostro paese esporta in Gran Bretagna circa il doppio di beni e servizi rispetto a quanto importa e il Veneto è la seconda regione per valore di esportazioni dopo la Lombardia per un valore superiore ai 4 miliardi di euro l’anno.

    I rischi di un nuovo ciclo di crisi economica potrebbero inoltre essere alimentati dai dazi sulle automobili che il governo statunitense sembra intenzionato ad applicare all’Unione Europea. Ad esserne principalmente interessate saranno le economie tedesca, francese e italiana. Completa il quadro la previsione di ulteriori aumenti dei costi dell’energia, petrolio e gas in testa.

    «In questa situazione», rimarca il segretario veneto, «il governo dovrebbe muoversi per favorire l’occupazione, non per contrarla. Invece ha scelto una presa di posizione ideologica. Il decreto assicura maggiori garanzie formali che gli imprenditori aggireranno semplicemente evitando di assumere personale e non rinnovando i contratti a tempo determinato in essere. O, peggio, potrebbero impaurirsi per l’approccio ideologico e di aperto contrasto all’impresa e trasferirsi oltralpe, in territori che offrono strumenti di competizione molto più appetibili rispetto al nostro in termini di semplificazione, accesso al credito, legislazione e fiscale. Stiamo parlando di Slovenia, Romania, Croazia, come ha minacciato questa mattina in un’intervista Giuseppe Covre».

    Il problema che siamo chiamati tutti a risolvere è «quello della produzione della ricchezza. Se non ci sarà crescita non ci sarà ricchezza e, di conseguenza, non ci sarà nulla da ridistribuire», conclude Bisato.