Il reddito di inclusione è 100 passi avanti al Rec

    “È meglio tenersi il reddito di inclusione. Il reddito di cittadinanza è cento passi indietro, legato a una logica assistenzialista che nessuno persegue più”. Il segretario regionale del Partito democratico, Alessandro Bisato ha presentato questa mattina a Padova i dati sui beneficiari del Reddito di inclusione in Veneto a un anno dalla sua introduzione.

    La situazione della povertà in veneto è in corso di deterioramento. È a rischio di povertà o esclusione sociale il 17,9% della popolazione, un punto percentuale in più rispetto all’anno prima.

    Se il confronto con la media nazionale ed europea è confortante, ma non va trascurata la portata del fenomeno in termini di cittadini coinvolti: sono circa 877 mila i residenti in Veneto in seria difficoltà, che non riescono a vivere dignitosamente nella società attuale e che, nei casi più gravi, non sono in grado di provvedere ai bisogni fondamentali della vita. Rispetto all’anno precedente si stimano quasi 50 mila persone in più, pari ai residenti di un comune medio-grande del Veneto. Il 12,2% della popolazione risulta a rischio povertà relativa, il 5% si trova in una condizione di grave deprivazione materiale, mentre il 6,7% delle persone vive in famiglie con bassa intensità lavorativa.

    Con il Rei, sottolinea Bisato, “i Comuni – le comunità – si prendono carico dei bisogni delle famiglie in situazione di difficoltà. Assieme agli assistenti sociali si affiancano anche lo psicologo del lavoro, i Centri per l’impiego, gli addetti alla formazione, le cooperative, il sistema educativo, il privato sociale. Perché non basta trovare la soluzione lavorativa, bisogna risolvere anche quella abitativa, quella educativa, quella formativa, quella legata alla salute. Ogni famiglia ha determinate difficoltà da affrontare e l’unica ottica in grado di produrre risultati in un campo così complesso è quella della presa in carico, non dell’obolo assistenziale anche se collegato alla ricerca ipotetica di un posto di lavoro”.

    Sono più a rischio di povertà ed esclusione sociale le donne, i giovani e i minori, chi ha un basso livello di istruzione, chi vive da solo, specie se anziano e le famiglie con tre o più figli. La povertà e l’esclusione sociale sono associate all’assenza di occupazione, tanto che il rischio per i disoccupati sale a quasi il 64% in Italia e al 46% in Veneto. Tuttavia, occorre ricordare con sconforto che in questi anni nemmeno avere un lavoro di per sé protegge del tutto dall’emarginazione e stipendi troppo bassi possono spingere alcuni lavoratori sotto la soglia di povertà. Tra gli occupati il rischio di povertà o esclusione sociale è, infatti, del 18% a livello italiano e dell’11% in Veneto.

    Ciò nonostante, anche in Veneto i minori sono più penalizzati e sono più a rischio. Nel complesso sono oltre 165 mila i bambini e i ragazzi veneti sotto i 18 anni a rischio povertà o esclusione sociale, il 35% in più rispetto al 2009. Anche altri indicatori di deprivazione evidenziano lo svantaggio dei bambini e dei ragazzi: ad esempio quasi il 18% dei minori in Veneto si trova in condizione di grave deprivazione abitativa, circa 10 punti percentuali in più rispetto alla popolazione nel complesso. Particolarmente alto è il disagio legato al sovraffollamento: un bambino su tre vive in case troppo piccole per la dimensione della famiglia, non avendo a disposizione uno spazio adeguato per sé, neanche per studiare.

    Il 21% dei minori affronta altri tipi di privazione, come non poter indossare abiti nuovi (7,8% in Veneto vs Italia 10,2%), non poter fare una vacanza di una settimana lontano da casa (15,8% in Veneto e 25,9% in Italia), ma neanche partecipare alla gita scolastica o praticare sport o altre attività extrascolastiche per motivi economici (6,1% Veneto, 17,3% Italia). C’è anche chi non possiede giochi a casa o da usare all’aria aperta o non può invitare amici a casa (3,2% in Veneto e 13,7% in Italia). Sono queste solo alcune delle conseguenze tangibili della povertà sulla vita dei bambini.

    Per il mantenimento del Rei, il Partito democratico ha già attivato la raccolta di firme su Google  e su Change.org e si mobiliterà con tutti i suoi circoli e nelle piazze dei principali centri del Veneto.