L’autonomia serve a tenere unito il Paese. Con la propaganda “zero tituli”

    Bisato: obiettivo tenere il Paese unito

    “La legge quadro proposta dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia ha un obiettivo molto chiaro: tenere il Paese unito da nord a sud e soprattutto tra le zone periferiche e le aree urbane. Un problema molto sentito anche qui in Veneto”. Lo ribadisce il segretario regionale del Partito democratico, Alessandro Bisato. “Autonomia significa dare maggiori responsabilità alle amministrazioni territoriali non certo sostituire il centralismo statale con quello regionale”. “La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei fabbisogni standard serve proprio a questo obiettivo”, sottolinea Bisato. “La sfida dell’autonomia è dare più poteri amministrativi ai territori, fissando alcuni impegni che lo Stato deve assumere nei confronti di tutti i cittadini”.

    Zardini a Zaia: «Gli unicorni non esistono»

    «Sarebbe l’ora delle responsabilità e dei mea culpa, invece prendiamo atto che si continua sulle note della propaganda che hanno portato l’autonomia su un binario morto». Il deputato veneto Diego Zardini, membro della commissione bicamerale per gli Affari regionali, stigmatizza la scelta del presidente della regione di «scaricare le proprie responsabilità su altri soggetti. Imparare dai propri errori è un umano segno di intelligenza. Constatiamo che nel giorno in cui il ministro Boccia fa ripartire la trattativa sull’autonomia, Zaia farfuglia in diretta social di inadempienza dei governi Gentiloni e Conte. Al presidente regionale ricordo che la pre intesa firmata con l’onorevole Gianclaudio Bressa, sottosegretario del governo Gentiloni, è finora l’unico atto formale depositato e che avvia il processo di autonomia regionale. Quella firma risale alle 12.30 del 28 febbraio 2018, a pochi giorni dalle elezioni che hanno portato all’uscita del governo Gentiloni e al successivo insediamento del primo governo Conte. Visto che oggi la trattativa riparte, è palese quanto sia stata responsabilità della Lega e di Salvini nel bloccare l’intesa per non perdere 4 milioni di voti nel Mezzogiorno. Ora, ci aspetteremmo dal presidente del Veneto un comportamento maturo, da adulto, di chi sa di avere un’opportunità davvero grande e altrettanta responsabilità. Invece di perdere tempo sui social, si metta a studiare con il ministro Boccia e con gli altri colleghi di Emilia Romagna e Lombardia per dare al Veneto e ai veneti l’autonomia che la Costituzione prevede dal lontano 2001. Battere i piedi, fare i capricci e chiedere gli unicorni non porterà ad alcun risultato perché, come ogni cinquantenne dovrebbe ormai sapere, gli unicorni non esistono».

    Fracasso: “adesso siamo all’autonomia ‘fai da te'”

    ‘Adesso siamo all’autonomia ‘fai da te’, una proposta tanto originale quanto sconclusionata. Se questa è la strategia di Zaia, evidentemente il Governatore non vuole pervenire ad alcun risultato ma solo alzare il livello di scontro con il Governo e il Parlamento”. Con queste parole, il capogruppo a palazzo Ferro Fini del Partito democratico, Stefano Fracasso, commenta ”la ‘minaccia’ del presidente della Regione di ‘smontare’ l’intesa e portare in Consiglio regionale singoli progetti di legge su ognuna delle 23 materie per cui il Veneto chiede l’autonomia, dall’istruzione alle reti di trasporto. Una proposta, questa, annunciata oggi in occasione dei due anni dal referendum del 22 ottobre 2017′.

    ‘Siamo davvero curiosi di vedere se e come, con una legge del Consiglio Regionale, il Governatore riuscirà a trasferire 70.000 dipendenti della scuola, che sono statali”, puntualizza Fracasso, “non ci risulta che i Contratti di Lavoro Nazionali possano essere regolati da una legge regionale, né che le normative regionali possano modificare le concessioni sulle autostrade”. ”Zaia continua a fare propaganda, anziché lavorare per raggiungere il traguardo”, conclude il capogruppo. “Se l’obiettivo è far lavorare gli avvocati e i giudici della Corte Costituzionale, il governatore sta imboccando la strada giusta; per arrivare all’autonomia, invece, la direzione è quella opposta”.

    De Menech: «Si faccia esercizio di realtà»

    «Il 21 dicembre 2018 il presidente veneto annunciava trionfalmente che avrebbe passato il ‘Natale più bello della sua vita’. Quel giorno fece una vera e propria dichiarazione d’amore verso il governo gialloverde ‘ringrazio il Presidente del Consiglio, tutti i ministri della coalizione per questo ulteriore slancio nei confronti del popolo veneto, perché nei ‘prossimi due mesi la partita sarà chiusa e l’autonomia sarà realtà’. Governavano loro, cioè la Lega, da Roma a Venezia, e la firma per l’intesa sull’autonomia differenziata era attesa per il 15 febbraio 2019».

    «Rileggere ora le roboanti affermazioni del presidente della Regione», sorride amaramente il coordinatore dei parlamentari veneti del Partito democratico, Roger De Menech, «suscita un certo imbarazzo, perché palesa tutta l’inadeguatezza di una classe dirigente incapace di produrre il benché minimo risultato. Chiacchiere, tante parole buone per una comparsata sui media o un post sui social. Nulla che denoti un reale impegno per il Veneto e i veneti e, dopo due anni di nulla cosmico, ora il presidente cerca lo scontro a tutti i costi con il neo ministro per gli affari regionali, Francesco Boccia che ha preso in mano il dossier autonomia e ha individuato un percorso serio e concreto per portarlo al traguardo. Nei due anni passati dal referendum, anche a Belluno si è votato per ottenere autonomia rispetto alla Regione, la giunta veneta poteva dimostrare di applicare il principio federalista ai suoi territori più deboli, come appunto la montagna. Non lo ha fatto ed è un vuoto che ora noi stiamo cercando di colmare visto che le aree periferiche e le diseguaglianze di cui soffrono sta diventando un tema nazionale che necessita di correttivi. Anche e soprattutto grazie all’applicazione dell’autonomia differenziata».

    La realtà di questa vicenda è purtroppo molto avara di soddisfazioni. Come ha sottolineato Piero Cecchinato su VeneziePost, ‘la battaglia della Regione è stata impostata su premesse incompatibili con una visione federalista e con la stessa unità nazionale: si è voluto mettere l’accento sul mantenimento del saldo fiscale nelle Regioni più ricche mettendo in discussione il ruolo riequilibratore dello Stato, ricorrendo ad argomenti propri di una visione isolazionista’. Inoltre, continua De Menech, «non aver compreso che l’ultima parola spettava al Parlamento e quindi servivano i voti dei rappresentanti di tutte le regioni, comprese quelle del Mezzogiorno, ha compromesso ogni possibilità di riuscita. Il presidente è riuscito a far apparire antipatici, lamentosi ed egoisti i veneti, una visione distorta e pericolosa della realtà».

    Certo, conclude il deputato, «la tattica ha funzionato in termini di consenso e infatti il presidente ha sondaggi favorevoli nella nostra regione. Ma di tattica talvolta si muore e, come sperimentato dal leader della Lega nazionale, Salvini, potrebbe essere consegnato alla storia come un perdente di successo. A meno che non colga con un colpo d’ala, l’opportunità offerta dall’attuale governo e dal ministro Boccia. C’è ancora tempo, non lo perda in inutili, poco credibili e infruttuose baruffe».