PFAS, perché la Regione non vuole gli 80 milioni del governo?

    I deputati veneti Alessia Rotta e Diego Zardini: per la realizzazione degli acquedotti serve obbligatoriamente la compartecipazione della Regione

    «Leggo con stupore quanto riportato questa mattina sulla stampa in merito al finanziamento di 80 milioni previsto dal governo per affrontare l’emergenza PFAS in Veneto». La deputata veneta Alessia Rotta denuncia «l’ennesimo goffo tentativo di Zaia e della sua giunta di fare melina e prendere tempo per nascondere ciò che hanno negato finora: non hanno i progetti (né preliminari, né tanto meno definitivi) per i nuovi acquedotti e no hanno un piano di azione. Al contrario, i soldi del governo ci sono e sono già disponibili, ma senza i progetti non possono essere impiegati. Anche i comitati No PFAS che sono venuti al ministero dell’Ambiente hanno potuto constatare con i loro occhi il ritardo della Regione Veneto».

    «Il modello ‘prendi i soldi e scappa’ che la Lega ha in mente non ha alcuna speranza di essere messo in atto», assicura Rotta: «per poter impiegare i fondi il Veneto deve fare la sua parte, che significa anche adempiere all’obbligo di cofinanziare la costruzione dei nuovi acquedotti. A questo proposito rinnovo la domanda: per i nuovi acquedotti il Governo mette sul piatto 80 milioni, quante risorse ci mette la Regione? Ad oggi nulla. La Regione deve cofinanziate l’intervento, altrimenti abbia il coraggio di dire che non vuole farlo».

    Rispetto alla dichiarazione dello stato di emergenza, continua Rotta, «viene invocato a vanvera, non risolve il problema di cui stiamo discutendo: anche in presenza di poteri speciali, senza i progetti gli 80 milioni non possono essere utilizzati».

    «I finanziamenti pubblici che abbiamo orgogliosamente messo a disposizione con l’aiuto del governo, 80 milioni di euro a cui vanno sommati i 23 milioni dell’accordo sul Fratta, devono essere integrati», conferma il deputato Diego Zardini. «Queste risorse dovrebbero in primis essere messe dalla Regione Veneto e, solo in via residuale, come previsto dalla legge, finanziate dalle tariffe idriche, ovviamente su scala regionale quindi anche da coloro che abitano in comuni diversi da quelli colpiti. Nell’eventualità stiamo parlando di un rincaro inferiore all’1 per cento, circa 4 centesimi di euro».

    «La lettera inviata dal ministero non rallenta il percorso», spiegano Rotta e Zardini. «Anzi vuole dare un’accelerazione, richiamando i nostri amministratori a muoversi per non perdere i fondi. Si tratta dello stesso iter già seguito per la costruzione del Collettore del Garda: il cofinanziamento del servizio idrico è indispensabile perché contrariamente l’intervento si configurerebbe come aiuto di stato, illecito per un settore in cui i cittadini pagano una tariffa. La concorrenza tariffaria non determina nessun automatismo nell’aumento delle tariffe. E, anche su questo, la Regione potrebbe intervenire. Perché non lo fa? Perché invece di perdere tempo non predispone correttamente i progetti per gli acquedotti? E perché non vuole investire neanche un euro per la progettazione e la realizzazione delle nuove condutture per dare ai cittadini l’acqua pulita a cui hanno diritto? Attendiamo risposte».