Sanità: Mancano medici e personale, il sistema rischia il collasso

    Bisato: “La Regione vari un piano straordinario per le assunzioni di personale e avvii una rapida inversione di rotta”

    Il Partito Democratico del Veneto esprime grande preoccupazione per le condizioni del sistema sanitario regionale e condivide le criticità che in queste settimane sono state evidenziate dai sindacati e dalle categorie professionali.

    Di fronte a intere comunità lasciate senza medico di base come al Cavallino di Venezia, medici che in blocco danno le dimissioni, le tre pediatre di Camposampiero sono l’ultimo e più eclatante caso di una lunga serie, migliaia di malati di diabete lasciati senza assistenza nel Veronese e, più in generale, quando migliaia di veneti si devono sostanzialmente arrangiare in casa o nelle case di riposo per assistere i propri cari malati e anziani a loro totale carico, «riteniamo necessaria una forte discontinuità di metodo e di provvedimenti», afferma il segretario regionale Alessandro Bisato.

    Il Pd regionale indica alcune proposte per invertire velocemente la rotta «prima che l’intero sistema collassi». Velocemente vanno reperite risorse per applicare il piano socio-sanitario varato nel 2012 e ancora largamente inapplicato, in particolare per quanto riguarda i posti letto assegnati al territorio. Vanno mantenuti i livelli qualitativi delle strutture ospedaliere attualmente esistenti, garantendo da una parte la capillarità e l’omogeneità del servizio in tutto il territorio regionale, dall’altra la necessaria concentrazione di personale e tecnologie, implementando i percorsi di tipo hub and spoke. Il rispetto delle condizioni dei lavoratori è un prerequisito essenziale, non solo deve essere garantito il turn over ma la Regione deve varare un impegno straordinario per coprire gli organici, assumendo medici e infermieri. Il caso di Camposampiero ha messo in luce le condizioni al limite della sopportabilità e della sicurezza in cui lavorano gli operatori sanitari in Veneto.

    E’ necessario maggiore rigore nella gestione delle convenzioni con le strutture private per evitare abusi e dinamiche che vedano i privati avvantaggiarsi o dettare condizioni a sfavore del pubblico. Le liste di attesa vanno tenute sotto controllo, così come l’appropriatezza delle prescrizioni diagnostiche e terapeutiche deve diventare un tema sul quale sensibilizzare operatori e cittadini. Va affrontata per tempo la carenza di specialisti e di medici di medicina generale, allocando risorse per borse di studio supplementari per la loro formazione.

    Sopra ogni cosa infine, è necessario rimettere al centro della gestione della sanità la relazione con tutti i soggetti coinvolti: i professionisti, tramite il loro coinvolgimento diretto nella pianificazione e nell’organizzazione e rispettando le istanze prodotte dalle loro rappresentanze sindacali e di categoria; gli amministratori locali, tramite – ad esempio – il rispetto e il rilancio del ruolo delle conferenze dei sindaci; il mondo delle associazioni e del volontariato organizzato che costituisce un prezioso patrimonio di competenze e stabilisce un contatto reale con i pazienti e le loro famiglie.

    La nuova riforma delle Ulss purtroppo, come il PD paventava, ha invece trasformato in senso verticistico e autoreferenziale la gestione della sanità. Sono esempi plastici di questa visione distorta, in un momento di evidente difficoltà, i tentativi di mettere direttamente i cittadini in contatto con le dirigenze delle Ulss e addirittura con il governatore Zaia con modalità del tutto demagogiche che puntano – in verità – a  sfruttare la salute come strumento di consenso politico.

    Il PD con forza si opporrà al rischio di indebolimento del sistema sanitario pubblico regionale. L’eccellenza non va strumentalmente sbandierata a fini elettorali ma, oggi più che mai, davvero sostenuta e difesa.