Sappada, montagna vittima della politica debole


    Il deputato bellunese Roger De Menech: “La Provincia di Belluno rischia di diventare una polveriera”

    «La montagna, la mia montagna oggi è vittima di una politica debole e senza coraggio». E’ amareggiato il deputato bellunese Roger De Menech dopo il voto con cui la Camera dei deputati ha sancito il distacco di Sappada dal Veneto e la sua aggregazione al Friuli Venezia Giulia. De Menech, coerente con la posizione tenuta in questi anni, ha deciso di non partecipare al voto. «La politica dei francobolli», ha dichiarato in aula, «lungi dal risolvere qualsiasi problema in modo strutturale, rischia oggi di far diventare una polveriera l’intera provincia di Belluno. Basti dire che sabato prossimo verranno celebrati i 10 anni dal referendum della Ladinia che ha interessato i comuni di Colle Santa Lucia, Livinallongo e Cortina con un’iniziativa a cui parteciperà l’ex presidente della Provincia di Bolzano, Durnwalder. Non credo serva aggiungere altro».

    Certo, il problema che il Parlamento ha affrontato oggi, afferma il deputato, «viene da lontano ed è stato coltivato da quanti ad ogni livello, comunale, provinciale e regionale per anni hanno cavalcato il malcontento locale, fomentando iniziative referendarie e alimentato di conseguenza legittime aspettative nelle popolazioni che chiedevano di lasciare la nostra regione per unirsi alle Province o Regioni autonome».

    Però questo Parlamento ha la responsabilità della propria miopia di fronte ai problemi. E lo è in modo assolutamente trasversale, continua De Menech. Dopo il voto odierno, le migliaia di cittadini degli altri 17 comuni bellunesi che dal 2005 in poi hanno chiesto di passare ad altra regione, si sentiranno giustamente presi in giro: perché per Sappada il Parlamento vota, in fretta e furia, mentre le richieste di Lamon, Sovramonte, Cortina e tutti gli altri rimangono nel dimenticatoio? «Abbiamo imboccato una strada che aumenterà risentimento, frustrazione e antipolitica pura. I problemi e i nodi si sommano, non si sciolgono».

    «Ho provato in tutti i modi e in tutti i luoghi, dalla Commissione all’Aula, nelle riunioni formali e informali a spiegare ai colleghi, deputati e senatori, che il vero tema riguarda lo spopolamento e le condizioni di vita economica, culturale e sociale di chi abita la montagna. Se non decidiamo di affrontare questo tema, non fermeremo il fenomeno e non sarà certo mettendo le comunità una contro l’altra a fermare il desiderio di fuga dai nostri luoghi, splendidi ma tremendamente difficili. Una fuga c’è già in atto, da oltre venti anni, ed è molto più preoccupante dello spostamento di un confine di qualche chilometro. E’ quella messa in atto silenziosamente da quasi 20 mila bellunesi, in stragrande maggioranza giovani, che hanno scelto di andare dove le opportunità di lavoro, relazione e di riconoscimento professionale sono più alte e immediatamente spendibili. Dove, a parità di fatica e di tasse pagate, soddisfazioni e servizi sono maggiori».

    La vicenda Sappada lascia sconfitti tutti i protagonisti: una comunità divisa tra passato e presente, rimarrà incapace di fare leva sui propri valori per abbracciare il futuro, rifugiandosi nella rabbia e nel rancore, poco importano a quel punto i confini geografici; una provincia pronta a disgregarsi, dove già si vanno preannunciando altre iniziative per il passaggio di regione; molti altri comuni del Veneto, dall’Altopiano di Asiago alle spiagge di Bibione, dalla Lessinia al Garda saranno legittimamente tentati di prendere le scorciatoie che la miopia politica gli offre; sarà perdente, forse più di tutti, il Friuli Venezia Giulia che ha bisogno oggi più che mai di elaborare un progetto autonomista moderno, aperto e inclusivo.

    Infine, conclude il deputato, «credo che l’irresponsabilità vada di pari passo con la cecità volontaria. Né scorciatoie, né spostamenti di confine cambieranno di una virgola l’attrattività della montagna, la sua capacità di generare economie o di garantire una qualità della vita accettabile. Servono interventi strutturali e stabili come chiediamo da anni. Ho ribadito in aula la proposta di quello di affiancare all’ottima esperienza del Fondo Comuni Confinanti altrettante risorse per i territori che non possono usufruirne. Spero che questa volta si sia capito che non è più il momento di aspettare».