Schede ospedaliere, taglio selvaggio dei posti e tasse occulte

    Il segretario del Pd, Bisato: «Pagano i territori periferici e le persone più deboli»

    «Il taglio di quasi il 2 per cento dei posti letto in Veneto è solo uno degli aspetti deleteri del piano sulle schede ospedaliere proposto dalla Giunta regionale». Il segretario veneto del Partito democratico, Alessandro Bisato, sottolinea come si tenti di «indebolire progressivamente uno dei sistemi sanitari pubblici più efficaci in Italia, a favore dei privati. Il piano proposto dalla giunta regionale toglie agli ospedali pubblici per dare alle strutture private, costringe i medici al nomadismo tra un ospedale e l’altro e introduce una tassa occulta a carico delle famiglie più bisognose di aiuto».

    I numeri, spiega Claudio Beltramello, responsabile sanità del Pd regionale, «sono impietosi. Complessivamente la giunta Zaia cancella 338 posti letto in tutta la regione, ma per gli ospedali pubblici il taglio reale è di 511 posti, cioè il 3,5 per cento, mentre i privati ne guadagnano 173, con un aumento del 5,8 per cento rispetto al 2013. Un regalo di cui non si sentiva alcun bisogno, quando invece era necessario rafforzare proprio i presidi pubblici. I tagli sono un po’ ovunque, ma a macchia di leopardo. Dolo perde 100 posti netti e altri 50 se ne vanno a Mirano, a pochi chilometri di distanza. Tutto per favorire l’ospedale dell’Angelo di Mestre costruito in progetto di finanza e sul quale la Regione paga canoni salatissimi. Gli ospedali trevigiani scontano 97 posti letto in meno, quelli di Belluno ne perdono 57 a favore del privato di Cortina d’Ampezzo. Per l’Usl Euganea è addirittura una debacle con 440 posti letto tagliati».

    Poi c’è la proposta assurda di spostare le equipe mediche tra un ospedale l’altro per sopperire alla mancanza di specialisti, «come se spostando a destra e a sinistra la risorsa più carente del sistema ci fosse una sorta di miracolo di moltiplicazione di pani e di pesci», affermano il capogruppo Stefano Fracasso e il consigliere regionale Claudio Sinigaglia.

    Infine, la soppressione delle lungodegenze e la sostituzione con gli ospedali di comunità. «Ospedali che non ci sono e dove l’assistenza sanitaria è al minimo», ricorda Bisato, «con il medico di famiglia presente in media un’ora la settimana per paziente. Inoltre i pazienti costretti a curarsi molto a lungo dovranno pagare il ricovero eccedente le 4 settimane di tasca loro. Un ulteriore modo di mettere una tassa occulta a carico delle famiglie più deboli».