Smog, il Veneto è una delle zone più inquinate d’Europa


    Emergenza, interrogazione di Bruno Pigozzo: “La Giunta sottovaluta il problema, serve una cabina di regia regionale per coordinare efficacemente le azioni locali”

    “Il Veneto è una delle zone più inquinate d’Europa e finora le misure per combattere lo smog sono state inefficaci. I Comuni non possono procedere in ordine sparso, la Regione deve assumere un ruolo di regia, aggiorni le linee guida e coordini le azioni locali; è l’unica soluzione per ottenere dei risultati che tutelino la salute”. Il sollecito alla giunta Zaia arriva dal consigliere del Partito Democratico Bruno Pigozzo, primo firmatario di un’interrogazione a risposta scritta presentata dall’intero gruppo.

    Nella nota si citano i dati del rapporto Mal’Aria di Legambiente: eccetto Belluno, tutti i capoluoghi del Veneto hanno ampiamente superato il numero massimo di giorni (35) previsto dalla legge per lo sforamento dei limiti di Pm10: 102 a Padova, quindi Venezia con 94, 90 per Vicenza, 83 a Treviso, 80 a Rovigo e 73 a Verona. Nei primi tre mesi del 2018, Padova ha già sforato 37 volte, Venezia 33, Vicenza 28, Treviso 27, Rovigo e Verona 23. “È evidente che quanto fatto è stato insufficiente, compreso l’Aggiornamento del Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera (Prtra) approvato nel 2016. Tra le misure è previsto anche un sistema di monitoraggio delle azioni del Piano per apportare eventuali correttivi che finora pare essere rimasto lettera morta. La relazione doveva arrivare alla Giunta entro aprile 2017 e invece siamo sempre in attesa. Come mai?”.

    “La Regione non sta prestando a questo problema l’attenzione che merita – insiste Pigozzo –  visto che secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ogni anno ci sono circa 461mila morti premature dovute all’inquinamento atmosferico provoca 461 mila decessi prematuri l’anno solo in Europa, 20 volte di più delle vittime per incidenti stradali. Quella delle polveri sottili è un’emergenza diventata cronica e non possiamo aspettare di prendere provvedimenti solo dietro ‘minaccia’ di sanzioni da parte dell’Unione Europea, ai cui richiami siamo rimasti sordi per troppo tempo”.