Veneto 2020, Bisato: oggi comincia tutta un’altra storia

    Pubblichiamo di seguito la relazione con cui il segretario regionale del Partito democratico, Alessandro Bisato, ha aperto la riunione della Direzione, venerdì 18 ottobre.

     

    Carissime e carissimi tutti,

     

    stiamo vivendo una situazione radicalmente cambiata rispetto non solo alla precedente tornata elettorale, ma anche a pochi mesi fa.

    Quanto avvenuto la scorsa estate è molto di più di un cambio di governo. Il Partito democratico si è assunto la responsabilità di bloccare la deriva della destra sovranista e ha deciso di ricondurre l’Italia nell’alveo naturale dei paesi fondatori dell’Unione europea.

    Ha deciso di correre il rischio dell’impopolarità immediata, sacrificando il proprio interesse a breve termine per il bene superiore della stabilità economica, della crescita, della lotta alle povertà e alle disuguaglianze.

    Non è stata una scelta facile, ma è stata la scelta giusta.

    Ha consentito di archiviare, speriamo per sempre, le spinte distruttive e suicide di alcune forze politiche: l’uscita dall’euro; l’abbandono del percorso di integrazione europea per abbracciare in modo quanto meno avventuroso partner instabili e le cui idee di libertà e democrazia sono diametralmente opposte alle nostre.

    Persino la Lega ha fatto, in questi giorni, un’autentica inversione a U con il suo segretario che ha ammesso l’irreversibilità della moneta unica e fedeltà all’Europa. Strano a dirsi per un partito che 5 anni fa alle elezioni europee faceva campeggiare nel proprio simbolo una eloquente scritta “NO Euro”.

    È stata la scelta di una classe dirigente finalmente all’altezza della complessità e della portata dei problemi che l’Italia deve affrontare. I primi effetti positivi sono chiaramente leggibili a poco più di un mese dalla formazione del nuovo governo: i cantieri della Tav in Veneto ripartono; grazie al ministro Francesco Boccia scriveremo un progetto di autonomia regionale che sta dentro uno schema unitario nazionale; le tasse sul lavoro si abbassano; nessuna aliquota Iva verrà alzata; ci saranno più risorse per la sanità (due miliardi di euro l’anno) e per gli enti locali; c’è un investimento importante per le famiglie e per la natalità: 2 miliardi di euro per il 2020, 1 miliardo nel 2021 e 1,25 miliardi di euro nel 2022 con misure che finalmente riconoscono e sostengono le famiglie con figli. Solo per citare alcune delle iniziative già prese dall’attuale governo.

    Dispiace, e lo dico senza retorica, che un minuto dopo aver deciso un riallineamento sui valori europei, un minuto dopo aver agito per fare fronte alle reali priorità del nostro Paese, qualcuno abbia scelto di rompere il fronte unitario.

    Il Partito Democratico continua a svolgere la sua funzione prioritaria per l’Italia con la propria visione e le proprie proposte.

    La nuova situazione politica come si è delineata al termine dell’estate ha delle ripercussioni interne al Partito Democratico e fuori dal Partito Democratico. Lo ha ricordato il segretario nazionale Nicola Zingaretti, durante la direzione nazionale di martedì scorso. Se da un lato ci sono i rischi e le minacce, dall’altro non sottovalutiamo i punti di forza e le opportunità. Se la nuova esperienza di governo con il movimento 5stelle e Leu si rivelasse solo come una barriera nei confronti della destra avremmo fallito. Perché alle istanze della società, ai poveri, ai penultimi ed ai terzultimi, a chi cerca lavoro e non lo trova, a chi cerca servizi di livello europeo e non li trova, a chi cerca protezione sociale e non la trova, noi dobbiamo essere in grado di dare risposte. La nostra ragione d’essere sta nella capacità di fare proposte per il miglioramento complessivo della vita dei cittadini, non contro qualcuno. Per questo, credo, si sta aprendo una fase completamente nuova.

    Al nostro interno stiamo cercando di comporre fratture e personalismi per arrivare a una segreteria nazionale unitaria. Un passo che non azzera il pluralismo e il dibattito che da sempre caratterizza il nostro partito, ma che ci consentirà di affrontare con maggiore coesione i tre anni che mancano alla fine della legislatura. E’ un cambio di paradigma che, credo e suggerisco, debba essere declinato anche sui territori. Anche in Veneto. È una chiamata a tutte le componenti e tutte le aree del Partito democratico perché si facciano carico e si assumano la responsabilità di rinnovare la nostra proposta politica.

    È un cambio di paradigma che non riguarda più soltanto noi, ma coinvolge tutta l’area di centrosinistra. Essere andati al governo, come ha spiegato il segretario Zingaretti qualche giorno fa, significa aver messo le basi per un possibile nuovo campo progressista. Un campo largo, capace di contrapporre alla chiusura, culturale prima ancora che politica, della destra, le aperture di chi non ha paura di affrontare il futuro e le sue sfide; in grado di coniugare lo slancio verso l’Europa di cui hanno bisogno gli imprenditori delle aree più sviluppate del nostro territorio e il bisogno di protezione di chi invece si sente ai margini.

    L’alleanza per il governo dell’Italia è l’inizio, non il punto di arrivo.

    Mi spingo più in là e chiedo di approfittare delle elezioni regionali 2020 per farne un laboratorio di allargamento del campo progressista, di dialogo con movimenti civici e pezzi di società che non si riconoscono necessariamente nel simbolo di un partito, ma che hanno un sentire molto simile al nostro. Sono paralleli a noi. Con tutti questi soggetti, se facciamo questa operazione di apertura reale e non di facciata, possiamo definire un’agenda politica di lungo periodo, che traguarda ben oltre l’appuntamento del 2020.

    Le elezioni in programma nella primavera 2020 per il rinnovo del Consiglio regionale sono un punto di partenza.

    I problemi del Veneto hanno bisogno di cure molto lunghe per essere guariti. Da 25 anni la Regione è governata da un centrodestra caratterizzato inizialmente da forze moderate a cui, dal 2000 in poi, si è aggiunta la presenza della Lega Nord. Questa coalizione è stata protagonista di una stagione in cui l’amministrazione regionale doveva essenzialmente gestire una fase di espansione economica perdurante dagli anni Sessanta in poi. Dall’inizio degli anni Duemila l’Italia è entrata in un periodo di stagnazione trasformatosi sul finire del decennio in recessione. Decine di migliaia di imprese si sono ritrovate fuori dal mercato e milioni di persone hanno perso il posto di lavoro. Pur avendo effetti più tenui in Veneto rispetto al resto del paese, la crisi economica ha fatto emergere la completa inadeguatezza ad affrontare la situazione da parte dell’attuale classe politica al governo. Da molto, troppo tempo, a palazzo Balbi fingono di guidare il Veneto e i Veneti, somministrando una paccottiglia di paternalismo, orgoglio regionale e massicce dosi di comunicazione.

    Non si governa con il paternalismo, non si governa registrando i fenomeni in atto nella società ma governandoli!

    Per rilanciare l’economia regionale in un contesto europeo e globale fortemente mutati servono politiche coraggiose: tagliare drasticamente la spesa improduttiva della Regione, comprimere la contribuzione a pioggia, riformare il sistema mettendo al centro le autonomie locali riformate e responsabilizzate, investire ingenti risorse nel sociale, utilizzare le leve offerte dall’Unione europea per mettere in sicurezza il territorio e incentivare la ricerca tecnologica e lo sviluppo di imprese innovative, riqualificare il sistema sanitario regionale per farlo tornare ad essere attrattivo a livello nazionale ed europeo, investire nelle infrastrutture materiali e immateriali per realizzare la piattaforma logistica a servizio dell’Europa che il Veneto naturalmente è per posizione geografica e per livello del sistema produttivo.

    Nel frattempo, ai vecchi nodi se ne sono aggiunti altri, non meno intricati da sciogliere: la fuga dei giovani laureati (medici e personale sanitario in primis), secondo la Fondazione Moressa in dieci anni oltre 23 mila giovani se ne sono andati dal Veneto e il problema principale non è che se ne vanno e pochi tornano. È un bene che i nostri figli studino e trovino lavoro in altre città italiane ed europee, il punto è che non vengono sostituiti, cioè non ci sono altrettanti giovani italiani o stranieri che scelgono di stabilirsi nella nostra regione; le emergenze ambientali di cui, temo, le inchieste giudiziarie siano solo la punta dell’iceberg; lo spostamento sistematico dei centri decisionali fuori dal nostro territorio – solo per fare qualche esempio, il Veneto non ha più una banca di riferimento, non ha un gruppo editoriale di livello e influenza nazionali, decine di imprese medio grandi nate e cresciute nel nostro territorio hanno spostato il proprio baricentro verso Milano e da ultimo le multiutility, finite sotto le Due Torri; la mancanza di attrattività della nostra regione, per i capitali e per le persone. E smettiamola di fare i confronti con la Basilicata e la Calabria! Un giovane laureato, se può scegliere va a Milano o a Padova? A Monaco di Baviera o a Mestre?  Certo, il sistema delle imprese finora ha retto l’urto, ma la perdita di competitività del territorio sta tutta nei numeri e i numeri, al di là di certa retorica che vorrebbe campanilisticamente far primeggiare il Veneto, descrivono un declino incipiente. Perdiamo capitale umano qualificato, sperimentiamo un calo demografico in tutti i territori e le province: un fenomeno che assume contorni drammatici in montagna e nelle zone rurali.

    Non sarà una classe dirigente consumata da cinque lustri di governo, trasformatasi in mera forza di occupazione e gestione del potere in una visione personalistica dell’amministrare in cui i beni pubblici vengono costantemente confusi e scambiati come risorse nella disponibilità di pochi, a portarci fuori dalle secche in cui stiamo finendo. Questa classe dirigente è stata delegittimata dal suo stesso modus operandi e ha esaurito da tempo ogni spinta propulsiva, se mai l’ha avuta. Non saranno la propaganda o l’inutile, e antipatica, assertività di chi si dichiara più bravo degli altri a richiamare i giovani talenti e farli decidere di scegliere il Veneto, anziché Milano Berlino o Londra, Parigi, Bruxelles o Amsterdam.

    Proprio questi giovani possono invece diventare la traiettoria su cui lavorare, la forza che farà ancora grande il Veneto, il veneto della qualità della vita, della bellezza del paesaggio, del mare e delle montagne, di Venezia e delle città d’arte, della colline e dei piccoli borghi.

    Ci vuole un lavoro certosino e umile di ricomposizione dei fili, di valutazione dei punti di forza in un modo che corre e non aspetta.

    Ma ripeto, questo deve diventare materia di discussione ampia, all’interno del Pd e in dialogo con i molti soggetti che condividono con noi questa analisi, consapevoli che le fratture reali non riguardano la “sicurezza” o una supposta crisi migratoria, ma le possibilità di sviluppo economico, sociale e culturale. Sarà l’inizio di un cantiere, come si usa dire, che non si chiuderà con l’appuntamento elettorale della prossima primavera.

    Dovremo attrezzarci per questo. Un primo passo, interno, riguarda la composizione di una segreteria che rifletta la nuova situazione politica. Una segreteria snella che nei prossimi giorni renderò pubblica.

    Ringrazio fin d’ora, pubblicamente, le donne e gli uomini che mi hanno accompagnato in questi due anni.

    Il loro contributo non sarà perso, anzi propongo alla direzione di affiancare alla segreteria alcuni forum tematici su sanità, scuola, famiglia e ambiente (solo per citarne alcuni) con riferimento primo uomini e donne che generosamente si stanno spendendo per il Partito Democratico.

    Dobbiamo raccontare un’altra storia rispetto a noi e rispetto al Veneto e lavorare perché il Veneto nei prossimi dieci anni elabori un storia profondamente diversa da quella attuale. Chi ha voglia di contribuire a questo progetto si faccia avanti. Abbiamo bisogno di tutti.

    Sta partendo una breve campagna di comunicazione a marchio Pd che vedrete entro qualche settimana sugli autobus di tutti i capoluoghi di provincia e che si somma a quella portata avanti dal gruppo consiliare in questi giorni.

    Parteciperemo, saremo organizzatori o co-organizzatori di appuntamenti che ci vedranno impegnati su diversi fronti (di questo ve ne parlerà fra poco nel dettaglio il senatore Giampiero Dalla Zuanna che ha generosamente messo a disposizione il suo tempo e le sue conoscenze per organizzare il ciclo di iniziative).

    Abbiamo bisogno di riattivare le tante energie che ci sono nei nostri circoli, tra gli iscritti, i simpatizzanti, i nostri amministratori, per far partecipare tutto il partito alla costruzione del progetto Veneto 2020, e sottolineo “tutto”.

    Se sapremo coinvolgere le nostre risorse territoriali avremo anche nei mesi più caldi della campagna elettorale una spinta a mettersi in gioco;

    in particolare elaborando tra i tanti temi politici tre priorità di programma sulle quali costruire un nostro profilo distintivo e concentrare maggiormente il nostro sforzo di elaborazione e confronto con il mondo sociale, economico e politico del Veneto.

    Valorizzando il tanto lavoro già fatto, ad esempio con riferimento alla complessa lettura del socio-sanitario e del suo progressivo sgretolamento.

    Ma anche raccogliendo suggerimenti e orientamenti rispetto ai diversi modi di presentarci alle elezioni dell’anno prossimo.

    Diamoci il mese di novembre per convocare assemblee degli iscritti in tutti i territori, concordando con i segretari provinciali le modalità, portando alla discussione queste scelte di indirizzo, facendo intervenire rappresentanti del governo, parlamentari, consiglieri regionali, amministratori, componenti della segreteria e della direzione.

    30 giorni di discussione aperta!

    Facciamo partire dal basso il progetto di Veneto 2020, democratico, plurale, aperto, inclusivo ma anche pragmatico e realista con uno sguardo vero al futuro, alle sfide, stringenti e inderogabili di un Pianeta al collasso ambientale, di un Veneto e di una pianura padana con le maggiori concentrazioni di polveri sottili d’Europa.

    Nella logica di apertura e inclusione di cui parlavo prima, fin da subito il sottoscritto e la segreteria, si confronteranno con le altre forze progressiste e di centrosinistra del Veneto.

    Altri ne faremo di passi auspicando di trovare, cammin facendo, compagni di viaggio leali e impegnati quanto lo siamo noi per il bene del Paese e della nostra regione.

    Diamoci da fare, da oggi comincia tutta un’altra storia!